

La tartaruga davanti a uno schermo tv vede accidentalmente dodici secondi netti di Hamtaro:
Bambina – “Oh, Hamtaro, ti ricordi di quando ci siamo promessi che saremmo restati uniti per il resto della nostra vita?”
...
…qualcuno ha pensato a spiegare a quella bambina che i criceti vivono al massimo tre anni?
La tartaruga in metropolitana non ha granché da fare. Non può portarsi da leggere, perché deve stare attenta alle fermate, a differenza di coloro che quei cunicoli sotterranei li conoscono per quotidiana frequentazione.
Per lo stesso motivo non può appisolarsi con la bocca semiaperta e la mascella pendula com’è uso di molti, ma nel caso presente anche perché conosce già troppi modi per avere un’aria ridicola, e non c’è affatto bisogno di aggiungere anche questo.
Così, la tartaruga passa il tempo nell’unico modo rimasto:
facendosi domande cretine.
Le ultime tre in ordine di tempo sono state..
° ..perché gli omini dei segnali della metro sono così incredibilmente grassi?
° ..perché gli artisti chiamati a rendere le metropolitane un luogo meno squallido sembrano avere un’ossessione monomaniacale per i mosaici, e nella fattispecie per i mosaici brutti?
° ..se ti cadesse un biglietto da cento euro sui binari della metro, scenderesti a prenderlo?



"...vede signore, il nostro, fondamentalmente, é un problema di..riconversione industriale.
Abbiamo gli stessi problemi di un’economia postbellica.
Avevamo questo prodotto che, tanto per continuare nella metafora, all’epoca del conflitto andava benissimo, anzi, non esito a dirle che in effetti era il nostro prodotto di punta. E un prodotto di qualità, si badi bene, per il quale c’era una notevole domanda.
Ma poi, quando tutto finisce, abbiamo quest’industria che ci mette un po’ a riconvertirsi in un’economia di pace, e si ritrova con queste immense quantità di prodotto finito di altissima qualità che non hanno più un mercato.
Insomma, ne abbiamo troppo, e non sappiamo su cosa rivolgerlo.”

Se la tartaruga si fosse chiamata Goethe e fosse vissuta tre secoli fa, o si fosse chiamata Romantica Signorina Inglese In Viaggio In Italia (che sarebbe stato anche più difficile da pronunciare) andrebbe in giro collo sketchbook in tasca,che chissà se allora si chiamava già sketchbook, disegnando quello che vede, e che la colpisce.
Il mondo come infinito disegnabile, non c’è nemmeno bisogno di inventarle le cose, sono già tutte lì, basta sapere dove guardare.
Ma siccome é molto pigra, guarda e basta, e dell'infinito disegnabile non rimangono che vaghe tracce in una memoria a breve termine.
Approposito, di cosa stavo parlando?
Talvolta la vita dell’esploratore è anche lavoro d’intelletto e speculazione. Quest’oggi la tartaruga ha risolto un annoso problema che da anni tormentava la comunità scientifica: la questione delle consonanti.
Il principio ispiratore è quello della finitezza della materia e dell’energia dell’universo. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma le cose dovranno pur andare da qualche parte.
Al genere umano è stato assegnato un quantitativo specifico di consonanti.
E visto lo scarsissimo uso che se ne fa qui (l’economia sillabica è il principio ispiratore del linguaggio dei locali), era inevitabile che tutte queste consonati andassero a finire da qualche altra parte.
Ma dove?
In Sardegna.
Ok, signori del nobel, sapete dove trovarmi.
Intanto l'Accademia della Crusca ed Altre Granaglie del Marshmellowshire ha offerto alla tartaruga la sua più alta onoreficenza per meriti scientifici:

La medaglia dell'Ordine del Chelonide Perplesso.

O anche: dare le perle ai porci.
Oppure, volendo, offrire un margarita ad un maiale.
Certo che se ne pensano di cose inutili aspettando l'autobus.

"Mapporc..eppure avrei giurato che se svoltavo a destra di là..mi scusi signora, sa mica dove siamo qui?
A Roma?
...
...
...grazie, eh..mi é stata VERAMENTE d'aiuto..gentilissima, eh.."

Quando ancora non era che un cosino molle e cheratinoso appena uscito dall'uovo, la tartaruga adorava giocare all'esploratore.
Cominciò la sua carriera nel giardino dell'avita dimora, giardino nel quale le esplorazioni avrebbero potuto protrarsi all'infinito, non tanto per le sue dimensioni quanto per l'essere fatto, come buona parte dei giardini- a parte quelli zen in autentica sabbia- di cose vive, e quindi soggette al mutamento, e quindi sempre nuove.
Proseguì per le vie del suburbio, che essendo di recente costruzione presentava tutte le ruspanti possibilità di prendersi il tetano che possono fare la gioia di una piccola tartaruga: canali in cui cadere, case in costruzione, discariche di materiali edili in cui costruire castelli di macerie, chiodi arrugginiti su cui procurarsi cicatrici sempre nuove e meravigliose (nonché continue antitetaniche).
Adesso che é diventata grande (?), la tartaruga ha smesso di cadere nei canali, costruisce ancora castelli di macerie, in senso più lato, ma continua a giocare all'esploratore con lo stesso entusiasmo.
Che poi.
Viaggiando di nuovo sui mezzi pubblici la tartaruga si é posta una domanda.
Qualcuno dovrebbe spiegarle il perché dello smodato amore degli adolescenti per le portine dell'autobus.
Credo che il primo segnale che la tempesta ormonale sta finendo sia proprio il momento in cui cominci ad apprezzare di più il posto a sedere che la nicchia delle portine.
Dev'esserci una ragione, per quella lotta al coltello vicino alle antine, ma probabilmente viene cancellata dalla memoria col calare dei livelli ormonali, perché ovviamente anche la giovine tartaruga adorava quel posto all'epoca dei suoi quindici anni, ma non sa più perché.
Eppure dev'esserci una ragione, dev'esserci, per preferire ad ogni altra soluzione un posto in cui ti devi spostare ogni volta che si aprono le porte, ogni volta che qualcuno deve scendere, ogni volta che qualcuno deve salire, per non parlare di quando l'autobus é pieno e devi scendere e poi risalire, a rischio di restare perso nel bel mezzo del nulla quando l'autobus riparte senza di te.
Avrà qualcosa a che fare coi riti di passaggio.
Antropologi del mondo, unitevi.
Un'altra che invece secondo la tartaruga andrebbe presa a ciabattate fino a diventare blu é quella delle zuppe that's amore, quella dei treni.
E' inutile che te ne vai a casa tutta baldanzosa e cerchi di fare la rustica col tuo pane abbrustolito, tanto quello è minestrone congelato!
E un'altra cosa. I treni andranno pure in due direzioni, le persone non é mica detto.

Il fenicoattero non è originario del luogo, ma si è efficacemente naturalizzato avendo trovato a Centocelle le condizioni ideali alla sua sopravvivenza: krill di tombino, ampi zone verdastre in cui nidificare, polveri sottili a cui deve la sua tipica colorazione.
Il fenicoattero infatti, a differenza dei suoi più noti colleghi Fenicotteri rosa, Flamingo's o Sa Genti Arrubìa che dir li si voglia, ha scelto di non vestire la classica nuance di rosa -pure così trendy tra gli altri coatteri del quartiere- ma di virare verso una minimalista tonalità di grigio smog.
Non proprio fumo di Londra, ecco.
La tartaruga non è che lo conosca, in effetti, però ha avuto modo di accorgersi della sua esistenza; questo per via della sua insistente abitudine di girare a finestrini aperti ed autoradio a ppalla in orari compresi tra le due e le quattro del mattino.
La tartaruga non dimenticherà mai una notte in cui il fenicoattero ha fatto la ronda notturna della strada dove la tartaruga dimora, suonando a volume ultrasonico tutta la greatest hits di Marco Masini.
E ci credo che la valigia pesava tanto.
C'erano dentro vent'anni di paranoie.
La tartaruga si sente un testimone chiave in un processo di mafia che sia stato inseguito e scovato nonostante il trasferimento del programma di protezione testimoni.
Che strano, eppure è una così bella giornata, c'è un così bel sole, e c'è una luce così strana..che sarà mai?
Smog.
Si chiama smog, tartaruga.
Quella roba grigia che vedi in cielo si chiama smog.
Benvenuta nel mondo reale.
Che emozione ti dà la visione di piazza San Pietro di notte se ti hanno appena rubato il portafogli, non hai nè soldi nè un'identità?
Meno di zero.