Un'illustre alleata del Marshmellowshire ci ha chiamato in causa per conoscere i caposaldi dell'istruzione superiore nel nostro paese.
Rispondiamo volentieri all'appello per confrontare il nostro canone formativo con quello dei paesi limitrofi ed alleati e trarne proficua occasione di crescita culturale.
"Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs."
[Raymond Queneau, I fiori blu]
(Questo primo incipit é ritenuto all'unanimità in Marhsmellowshire il miglior della storia della letteratura mondiale di tutti i tempi, forse solo sotto un cantami o diva o l'imprincipio era il verbo, capace di fare spuntare lacrimucce e sorrisi ebeti di felicità estetica solo a rileggerlo.)
"Non c'è nessun «dopoguerra».
Gli stolti chiamavano «pace» il semplice allontanarsi del fronte.
Gli stolti difendevano la pace sostenendo il braccio armato del denaro.
Oltre la prima duna gli scontri proseguivano. Zanne di animali chimerici affondate nelle carni, il Cielo pieno d'acciaio e fumi, intere culture estirpate dalla Terra.
Gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani.
Gli stolti gonfiavano il petto, parlavano di «libertà», «democrazia», «qui da noi», mangiando i frutti di razzie e saccheggi.
Difendevano la civiltà da ombre cinesi di dinosauri.
Difendevano il pianeta da simulacri di asteroidi.
Difendevano l'ombra cinese di una civiltà.
Difendevano un simulacro di pianeta."
[Wu Ming, 54]
"Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione."
[Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti]
"Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l'imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore."
[Italo Calvino, Le città invisibili]
L'incipit numero 5 avrebbe dovuto essere l'incipit della Schiuma dei giorni (nella foto, il topolino grigio coi baffi neri, uno dei principali protagonisti) di Boris Vian, il mio scrittore preferito, il mio essere umano preferito di quelli che ho conosciuto solo dalle loro opere, il nome che ingenera bolle e petecchie di insofferenza a chiunque si trovi a frequentarmi per l'adorazione sfrenata che secerno quando ne parlo; e per la quantità di volte che se lo sentono nominare, e oggetto di culto di una religione laica diffusa in tutto il Marshmellowshire, urbano e rurale.
Ecco, appunto, avrebbe dovuto essere. Solo che non trovo il libro. L'ho prestato a qualcuno, ma a chi? (quel libro passa molto poco tempo nelle mie mani ormai, lo presto a chiunque se lo lasci piazzare in mano) E non é tornato.
Altro che il tempio di Salomone, che ancora si aspetta la costruzione del terzo, questo libro sarà la quinta volta che lo ricompro per rimetterlo al suo posto.